- Sezione Massimo Riva -
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"...NESSUNO MUORE MAI
COMPLETAMENTE...
BIOGRAFIA Massimo Riva aveva gli occhi grandi. |
Tanto odiava il grasso, quanto era magro: uno stuzzicadenti, uno stecco, un chiodo, le amiche della maestra lo avrebbero apostrofato in tutte le maniere senza mai discostarsi dalla sottil metafora del bambin sottile.
Massimo Riva era molto magro
ma aveva un cervello sopraffino particolarmente incline all'aspetto musicale: oltre a
essere un fenomenale divoratore di fiabe sonore, le stesse che un'importante casa editrice
sta oggi riciclando sul mercato, aveva una vera e propria predilezione per la musica
leggera.
Esistono testimoni del tempo in grado di garantire come - prima di ricevere i rudimenti
che consentono al bambino di interpretare i segni della scrittura e di cogliere il
significato delle parole, prima dunque di aver debuttato sui banchi delle scuole
elementari - egli fosse in grado di indicare con certezza, osservando i vinile a 45 giri
che i genitori e gli zii avevano la premura di fargli avere, autori e titoli dei motivi
musicali che spopolavano al tramonto degli anni Sessanta, gli stessi che videro i carri
armati invadere Praga e Don Baki e Celentano e Patty Pravo e Gianni Morandi affermarsi
nella hit parade radiofonica che la radio italiana diffondeva a cura di Lelio Lutazzi.
Di questi soggetti si è soliti dire che hanno la musica nel sangue e Massimo Riva, nel
corso degli anni, dimostrò che i luoghi comuni talora tanto comuni non sono.
All'alba degli anni Settanta, prima che la crisi petrolifera e la conseguente austerity
iniziassero a consumare le suole delle scarpe dell'Occidente, Massimo Riva cominciò a
frequentare un corso di musica tenuto nei locali della scuola elementare di Zocca da un
clarinettista della banda musicale di Samone (Modena) più o meno 600 metri sul livello
del mare, un paese con meno querce, meno castagni e orizzonti più modesti.
Il solfeggio non lo stregava, l'architettura musicale delle marcette con cui la banda di
Samone allietava i paesani nel corso delle feste comandate nemmeno; egli sentiva però che
la fonte da cui quella musica usciva era la stessa alla quale avevano attinto i grandi
compositori del Settecento e dell'Ottocento e dunque indusse la madre maestra ad
arricchire la biblioteca con una serie di pubblicazioni, edite dalla stessa casa editrice
che trionfava sul mercato con le fiabe sonore, dedicate ai sacri padri della musica
classica.
E così tra un Beethoven, un Mozart, un Puccini e un Verdi decise di farsi donare, a corredo di uno dei primi impianti stereofonici di qualità che l'Europa aveva messo a disposizione dei suoi cittadini, una chitarra con la quale non tentò mai di interpretare i classici, ma preferì condividere col suo carissimo amico Alfredino.
| Massimo Riva
aveva più o meno dodici anni, qualcuno in meno di Alfredino, quando Vasco Rossi, Maurizio
Ferlito, Manola Righetti, suo fratello Ivo Righetti, Marco Manzini, Floriano Fini, Lucio
Serra e Marco Gherardi, (questi ultimi detti rispettivamente "Lo vedo lo faccio"
e "Lo vedo lo compro" a sottolineare dell'uno la grande capacità
imprenditoriale e dell'altro la grande capacità economica) diedero vita a Punto Radio, la
terza radio libera nella storia d'Italia, la prima a dare voce a una schiera di liberi
cervelli che si presero la libertà di dire liberamente ciò che in quei cervelli passava. Mentre Vasco e i suoi amici si affannavano a inondare l'etere di oneste sensazioni, Massimo Riva e Alfredino, allora aiutante lavandaio della madre, successivamente stimato panettiere, a tutt'oggi gestore di una lavanderia a secco dalla madre ereditata, composero la canzone "Seveso", dedicata al disastro ecologico della fuga di diossina che colpì gravemente, nel cuore degli Anni Settanta, le popolazioni del Nord Italia e le coscienze dell'Italia intera. |
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Sulla base musicale di
quella canzone mai pubblicata si fondò il primo incontro tra Massimo Riva e Vasco Rossi.
Su quella base, da cui nacque successivamente la celebre "Albachiara", iniziò
una lunga e fruttuosa collaborazione che avrebbe dato origine a numerosi e indimenticati
successi musicali e soprattutto a un legame profondo che trasferito nelle aree
metropolitane di un'Italia attraversata dalla cementificazione selvaggia e dallo yuppismo
più bieco si sarebbe radicato visceralmente dando origine a un sodalizio molto duro e
molto puro, fatto di momenti di grande felicità e momenti di grande solitudine. Di sicuro
un'unione fondata su qualcosa di profondamente sincero.
Prima di diventare un chitarrista molto famoso, pagato da un'importante casa americana di
chitarre perchè non ne suonasse altre, prima di diventare il leader di una band, la Steve
Rogers, che raggiunse il secondo posto nella classifica dei singoli più venduti, prima di
diventare un autore di se stesso forse troppo serio e forse troppo solo, Massimo Riva era
stato un grande disk jokey, dicono le donne anche uno splendido amatore, certamente un
sincero amante delle automobili di lusso, degli alberghi di prestigio, della bella vita e
delle piccole cose.
Aveva 36 anni la notte in cui morì, il 31 maggio 1999.
Quella notte dallâItalia gli aerei partivano per bombardare i Balcani.
Lui era solo a casa sua e quell'atmosfera certo non gli piaceva.
C'è chi sostiene che pretese di nascere in anticipo. Di sicuro in anticipo se né andato.
NOTA: Questa biografia è tratta dal sito dell'ASSOCIAZIONE MASSIMO RIVA ONLUS.
Sito di Matteo Catania
AREDIN
- Arese e Dintorni - http://www.aredin.it